1. Storia
Il primitivo tracciato della via Aurelia collegava la città di Roma con Cerveteri, ma dopo aver sottomesso le città etrusche i Romani prolungarono la strada per collegare l'Urbe con le nuove colonie di Alsium, Cosa, Castrum Novum e Pyrgi. In seguito l'arteria si protese fino a Genova (109 a.C.) rendendo possibile un rapido accesso al settore ligure attraverso la litoranea tirrenica. Nel suo tratto iniziale le strade erano due: l'Aurelia antica e l'Aurelia nuova, ma a Val Canuta, nei pressi della torretta Troioli (m 7,6), si unificavano per poi proseguire con un unico tracciato. L'Aurelia vetus partiva da Porta S. Pancrazio, mentre l'Aurelia nova iniziava il suo percorso dalla Porta Aurelia Sancti Petri.
Problematica risulta l'identificazione del personaggio storico da cui deriva il nome della strada. L'Aurelius in questione potrebbe essere il censore del 241 a.C. (C.Aurelius Cotta), o gli anonimi consoli del 200 a.C. Con le prime invasioni barbariche iniziò il declino dell'arteria per il venir meno delle necessarie opere di manutenzione. Questa situazione perdurò anche in epoca medioevale e la strada divenne insicura e insalubre per la vicinanza di zone paludose e malariche. (1)

2. L'itinerario
Il nostro itinerario lungo la via Aurelia inizia dalla Porta S. Pancrazio, da dove partiva l'Aurelia Vetus, e si spinge lungo tutto il tratto incluso nel Lazio, fino alla zona della necropoli di Vulci.
La Porta S. Pancrazio fu edificata nel 1644 da Urbano VIII (1623 -1644) sul sito di una porta più antica .
Il suo aspetto attuale risente dei lavori attuati dall'architetto Vespignani nel 1854 e nel suo interno fu posto un museo garibaldino.
Il nome della porta derivava dal vicino complesso cimiteriale sorto sul luogo dove si pensa fu martirizzato S. Pancrazio. (2) La zona delle catacombe di S. Pancrazio era costituita da tre regioni dove furono rinvenute numerose iscrizioni in greco con soggetti pittorici di tipo floreale o derivati, come nel caso del cubicolo di S. Felice, dalla tradizione ellenistica-romana. Nelle vicinanze di questa necropoli fu edificata la basilica di S. Pancrazio. Il primo impianto dell'edificio fu costruito da papa Simmaco (498-514 d.C.), ma successivamente venne ricostruita sotto il pontificato di Onorio I (625-638 ), per poi essere restaurata da papa Adriano I (772-795 d.C.). (3)
Ritornati sull'Aurelia vetus incontriamo il complesso cimiteriale di Calepodio. Quest'ultimo fu un presbitero che venne ucciso sotto Alessandro Severo (222-235) e che venne sepolto in questa necropoli per poi essere traslato nella basilica di S. Maria in Trastevere. Il cimitero di Caleopio includeva anche una basilica con pianta a croce greca che fu costruita da Giulio I (337-352 d.C).
Ripresa la Via Aurelia antica possiamo accedere alla splendida villa [Doria Pamphili]. Nei pressi del civico 183 di Villa Pamphili si intravedono i resti dell'antico acquedotto Traiano ed altri sono presenti presso Villa Piccolomini, Villa Floridi e nei pressi dell'Arco Tiradiavoli.
Proseguendo sulla via Aurelia e giunti presso Val Canuta, da dove le due aurelie si congiungevano, possiamo vedere nei pressi di via di Faggetta la famosa torretta Troili. Il nome deriva dagli ultimi proprietari i quali hanno posto il loro stemma sulla parte frontale della torre. Quest'ultima era costruita su base quadrata e misurava 5 metri per lato ed era alta circa 8 metri. La struttura muraria della torre era costituita da svariati materiali (laterizi, scaglie di selce e pezzi di marmo) amalgamati dalla malta. La torre collocata in un punto strategico costituì per tutto il Medioevo un ottimo punto di osservazione. Da qui proseguendo sull'Aurelia per più di un chilometro e imboccato via di Acquafredda si osserva dopo meno di un chilometro la [torre di Acquafredda]. Proseguendo sulla via Aurelia incontriamo il sito di Malagrotta (Mola rupta) il cui nome si evince dall'esistenza di una probabile Mola o mulino, ridotto a rudere, che usava le acque del fiumicello Galeria. (4) In quest'area si rinvengono numerosi basoli dell'antica via Aurelia e il sepolcro di tipo a torre denominato 'Monumentum magnum rotundum'.
Nella zona tra Malagrotta e Maccarese si narra la leggenda del drago che infestava questi territori. Il mostro fu poi sconfitto da un signore di Anguillara che ereditò il terreno che era stato promesso dal papa e dall'imperatore a chi avesse sconfitto il drago.
Giunti al 18 km della via Aurelia possiamo svoltare a destra e prendere la strada che conduce verso Castel di Guido. Dopo aver percorso la strada per circa due chilometri incontriamo il Casale della Bottaccia. Il casale fu costruito nel XIV sec. Per difenderlo meglio fu fortificato e protetto con la costruzione di due torri. Non lontano dal casale e più avanti verso [Castel di Guido], sono stati trovati dei complessi cimiteriali. (5) Nella zona tra Castel di Guido e Torre in Pietra furono rinvenuti dei resti di epoca preistorica nella località di Torre del Pagliaccetto il cui toponimo deriva probabilmente dal fattore che lavorava per la famiglia dei Falconieri che nel sec. XVII deteneva dei possedimenti in questa zona. Ritornati sulla via Aurelia possiamo inoltrarci, più avanti, sul bivio che da sinistra porta verso Maccarese e Fregene. Percorsi due chilometri si incontra il sito di Maccarese il cui borgo crebbe, nel Medioevo, intorno al castello Rospigliosi.
Proseguendo oltre incontriamo, nei pressi di Fregene, la torre di Maccarese che fu eretta per proteggere il castello dagli attacchi dei saraceni. La torre, di forma quadrangolare, fu riaggiustata e fortificata nel XVI secolo. In epoca repubblicana lungo la consolare sorgono numerose ville. Ritornati indietro sulla via Aurelia incontriamo il sito di [Torreimpietra], [Palidoro], [Statua], il diverticolo che porta a [Ceri], i siti di [Marina di S. Nicola], Monteroni, e Alsium (Palo).
Più avanti si irradiano le strade che portano a Ladispoli e [Cerveteri]. Quest'ultima città dopo essere stata sconfitta dai romani perse gran parte del suo territorio costiero. In questa zona all'elemento etrusco si sostituì quello latino con la fondazione delle colonie romane di Castrum Novum (265-264 a. C.), Pyrgi (264-245 ? a.C.), S. Marinella (264. a.C.), Alsium (247. a.C.) e Fregene (245 a.C.). (6) Lasciata Cerveteri e ritornati sull'Aurelia incontriamo la litoranea [Torre Flavia], [S. Severa (antica Pyrgi)] e presso il Km 52,5 una deviazione ci conduce [al castello di S. Severa] che in parte fu costruito sui resti dell'antica colonia romana di [Pyrgi (S.Severa)]. Ripresa l'Aurelia perveniamo ad una zona dove sono presenti numerose ville romane: la villa della Grottacce, la villa di Ulpiano e la villa di Punta della Vipera. Nei pressi della villa di Ulpiano sono visibili due ponti romani ed impianti termali non lontani dalla villa di Punta Vipera. Ripresa l'Aurelia e superata quest'area giungiamo alla zona portuale di [Civitavecchia] il cui antico sito denominato Centumcellae fu dedotto per volontà dell'imperatore Traiano nel 107-108 d.C. (7) Lasciata Civitavecchia possiamo giungere alle [Terme Taurine] prendendo la strada che porta il nome di questo complesso. Da Civitavecchia possiamo giungere alla splendida zona, dal punto di vista naturalistico, dei [Monti della Tolfa] per visitare le città di Allumiere e Tolfa.
Ritornati sull'Aurelia possiamo prendere la via Farnesiana dove possiamo scorgere i resti della città di [Cencelle (o Cincelle, Centocelle o Leopoli)] e delle sue chiese. (8). Ripresa l'Aurelia giungiamo agli ultimi siti posti nell'ambito del Lazio: [Tarquinia], [Montalto di Castro] e [Vulci].


(1) AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA-ASSESSORATO SPORT E TURISMO, Via Aurelia, Roma, Bonsignori, 1996, vol. 9, pp. 10-14.
(2) M. QUERCIOLI, Le porte di Roma, Roma, Newton & Compton, 1997, p. 36.
(3) AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA, cit., pp. 20.
(4) AA.VV., Il suburbio di Roma tra le vie Aurelia e Cornelia, a cura del COMUNE DI ROMA XVIII CIRCOSCRIZIONE-GRUPPO ARCHEOLOGICO ROMANO, nc., 1982 (?), p. 21. Nel suddetto libro si trovano numerose schede che costituiscono testimonianza dettagliata dei numerosi scavi e reperti rinvenuti in vari punti della via Aurelia dal Gruppo Archeologico Romano negli anni che vanno dal 1976 al 1982. In vari punti delle schede si rimanda alle schede del Quilici.
(5) Ivi, p. 17.
(6) REGIONE LAZIO ASSESSORATO ALLA CULTURA, Cerveteri e il suo territorio, Roma, Quasar, 1995, a cura di R.M. COSENTINO, D. GALLAVOTTI, M. AIELLO, p. 28.
M. TORELLI, Storia degli Etruschi, Roma-Bari, Laterza, 1992, p. 256.
AA.VV, La terra degli Etruschi, Firenze, Scala, 1997, p. 256.
(7) REGIONE LAZIO ASSESSORATO ALLA CULTURA, Civitavecchia e il suo territorio, Roma, Quasar, 1991, a cura di I. CARUSO, D. GALLAVOTTI, M. AIELLO p. 6.
(8) Ivi, pp. 35 e 72. M. QUERCIOLI, Le città perdute del Lazio, Roma, Newton & Compton, 1992, pp. 106-109.


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