Villa Doria Pamphili
1. Storia
Il nucleo più antico della villa fu costruito alla metà del Seicento. Gli autori della Villa furono Alessandro Algardi e Giovanni Francesco Grimaldi , su commissione di Camillo Pamphilj. Nel Settecento la Villa fu in parte rinnovata da Francesco Bettini, Francesco Nicoletti e Gabriele Valvassori. L'aspetto della Villa come lo possiamo vedere oggi deriva dagli aggiustamenti operati nella seconda metà dell'Ottocento quando vi furono incluse le ville poste nei paraggi, le vigne e nuovi edifici costruiti con uno stile eclettico. Quest'ultime trasformazioni furono attuate per opera del Principe Filippo Andrea V Doria Pamphilj e dall'architetto Andrea Busiri Vici. Dopo i primi espropri attuati nei primi decenni del Novecento la Villa divenne proprietà del Comune di Roma e fu aperta al pubblico nella sua interezza nel 1971.

2. Resti archeologici.
Se entriamo nella villa dal civico n. 183 incontriamo l'edificio di Villa vecchia. Giunti al Casino del Bel respiro possiamo osservare al suo interno una ricca collezione di statue di epoca romana che fanno parte della collezione Pamphilj. Sulle pareti esterne dell'edificio vi sono, invece, dei rilievi che fanno parte di materiale di origine funeraria. Non lontano da questo edificio si collocano, poi, due colombari: il minore (di epoca adrianea) e il maggiore (di epoca augustea). All'interno del Parco è possibile vedere il Casale di Giovio che fu costruito su un
presistente edificio romano.

Acquedotto Traiano (Aqua Traiana)
L'acquedotto fu fatto costruire dall'imperatore Traiano (98 -117 d.C.) e da lui ne prese il nome. L'acquedotto fu realizzato nel 109 d.C. e doveva alimentare la zona di Trastevere (la regione XIV) che non usufruiva di un adeguato approvvigionamento. Le sorgenti si collocavano nei pressi dei Monti Sabatini non lontano dalla zona del Lago di Bracciano. L'acquedotto era lungo circa 57 Km con una portata di 118 mc nell'arco di 24 ore. Superata la zona suddetta l'acquedotto costeggiava il fiume Arrone, giungeva presso il Fosso Galeria (o di Cesano) e perveniva nell'area dove attualmente ci sono le antenne di Radio Vaticana. Nel tratto successivo l'acquedotto diventava sotterraneo e costeggiava la via Cassia (Antica Clodia) fino alla località La Giustiniana. In seguito ricalcava la via Triumphalis e l' itinerario che corrisponde all'asse moderno lungo via Pineta Sacchetti e del Casale di San Pio V. Superata questa zona l'Acquedotto ritornava all'aperto passando all'esterno di Villa Doria Pamphilj. Il "castello" terminale dell'acquedotto si trovava in coincidenza del luogo dove fu aperta Porta Aurelia (in seguito chiamata di San Pancarzio). L'acquedotto, come tanti altri, fu tagliato dai Goti di Vitige nel 537, ripristinato e poi nuovamente tagliato per essere infine riattivato da Papa Adriano I e completamente rimodernato da Paolo V. In onore di quest'ultimo papa venne inaugurato nel 1618 il nuovo acquedotto denominato dell'Acqua Paola.

R.A. STACCIOLI, Gli Acquedotti di Roma antica, Roma, Roma, Newton & Compton, 1996 pp. 53-55
L. QUILICI, Gli acquedotti di Roma. Solidità e bellezza, in "Archeo", n. 53, luglio 1989, pp. 91-93


 


 

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