Secondo la tradizione leggendaria la città di Tarquinia fu fondata da Tarconte un trasfuga proveniente dalla Lidia che si era alleato con Enea nella guerra contro Latino e Turno. Dedicandosi al commercio utilizzando il porto di Gravisca la città divenne rapidamente potente e fece sentire il suo peso anche su Roma con la dinastia dei Tarquini. I rapporti con Roma presero una brutta piega: i Tarquini furono cacciati e la città tentò di ostacolare l'ascesa dell' Urbe promuovendo una coalizione anti-romana che coinvolse anche Cere e Faleri. La guerra scoppiò, come abbiamo già accennato parlando della storia di [Cerveteri link], nel 358 a.C. I tarquinesi riescono a sconfiggere i Romani guidati da uno dei componenti della gens Fabia e uccidono 307 prigionieri romani nei pressi del foro di Tarquinia. Il conflitto si conclude nel 351 e si stipula una tregua quarantennale. Allo scadere del trattato (311. a.C) una nuova lega anti-romana fu promossa dagli etruschi. Tra le città vi era anche Tarquinia, ma poi si svincolò dalla lotta stipulando una tregua con Roma (308 a.C.). Sconfitti dal console Tiberio Corunciano (280 a.C.) divenne municipio romano e si mantenne fedele a Roma ed ottenne la cittadinanza romana nel 90 a.C. Divenuta fiorente città, nel periodo da Augusto agli Antonini, cominciò la sua decadenza in coincidenza delle invasioni barbariche e fu distrutta dai Saraceni Con la decadenza dell'antica Tarquinia etrusca e romana posta sul colle della "Civita" si formò il primo nucleo della Tarquinia moderna con la città di Corneto (1). La nuova città fondò la sua economia nel commercio marittimo, si cinse di mura nel IX-X sec. e si alleò con Pisa nel 1174 e mantenne buoni rapporti con Firenze, Genova e Venezia. Nel 1245 fu assediata da Federico II, poi passò sotto la dominazione di Giovanni di Vico e successivamente fu occupata dalla Chiesa per opera del cardinale Albornoz (1355). Occupata da Francesco Sforza (1435) ritornò sotto il dominio della Chiesa. Nel XVIII sec. fu occupata dai Francesi ma questo dominio fu prima perso, perché la città passo sotto gli Inglesi e di nuovo sotto la Chiesa, ma poi fu riconquistata con l'occupazione napoleonica. L'altalenante dominazione non finì perché dal 1815 al 1870 la città tornò sotto il dominio della Chiesa. Fino al 1872 Corneto mantenne questa denominazione, ma successivamente assunse quello di Corneto Tarquinia.

(1) M. PALLOTTINO, Etruscologia, Milano, Hoepli, 1982, p. 181

La necropoli di Tarquinia
Le fasi protostoriche , villanoviane e orientalizzanti sono felicemente testimoniate a Tarquinia dalle numerose tombe, realizzate con tecniche diverse, che si espandono sopra le alture che si irradiano intorno alla città. Dal VII secolo al periodo romano la necropoli si concentra soprattutto nella zona di Monterozzi. In queste tombe l'elemento significativo sono le pitture le quali costituiscono un'importante testimonianza del mondo greco-italico. Nella sola Tarquinia si sono conservate più di 60 tombe dove sono conservati dipinti, ma furono rinvenute anche numerose iscrizioni , lastroni con fregi e sarcofagi dove si rappresenta la figura del defunto (1). Nelle pitture etrusche visibili nelle tombe e in particolare in quelle di Tarquinia la rappresentazione della cerimonia funebre si fonde con l'esigenza di esprimere la propria agiatezza attraverso la rappresentazione di opulenti banchetti, episodi mitologici, danze orgiastiche, agoni sportivi, miti, episodi relativi alla caccia e alla pesca ed altre raffigurazioni. L'affinità di molti di questi temi con quelli greco-asiatici ci fa supporre l'intervento a Tarquinia di maestranze straniere (2). A Tarquinia il numero delle tombe è cospicuo e molte di esse furono saccheggiaste dai Romani e dai Barbari. Per lungo tempo non si conosceva il luogo preciso dove si collocava la necropoli, ma nel '700 gli scavi condotti dall'inglese Byres ne hanno permesso il ritrovamento. (Quest'ultimo, inoltre illustrò in moltissimi schizzi gli affreschi di Tarquinia (3). Lo stesso Piranesi aveva copiato i fregi e le decorazioni di alcune tombe di Tarquinia e Chiusi (4). Nel 1823 mentre si stava costruendo la strada per Vetralla fu scoperta la tomba di un guerriero. In seguito gli scavi proseguiti per opera della contessa Giustina Bruschi- Falgari, di Giuseppe Bruschi, di Federico Bajetti e di altri insigni studiosi.

- Tomba della Caccia e della Pesca: E' costituita da due vani . Nel primo ambiente, più ampio, si vedono decorazioni floreali, danzatori, alberi, due cavalieri che si recano a caccia, una lepre che fugge, cacciatori a piedi e cani. Nel secondo ambiente sono rappresentate delle barche con pescatori armati di fionda.

-Tomba del triclinio: Fu scoperta nel 1832 e risale intorno al 470 a.C. Anche in questa tomba si rinnova il tema del simposio e della danza. Nel tema del banchetto si ravvisa secondo il Gilotta una matrice di derivazione attica (5)

- Tomba del letto funebre: Fu scoperta nel 1832 e risale intorno al 460 a.C. Sulla pareti di fondo domina un letto funerario sul quale sono visibili due cuscini e due copricapi conici. Sulle altre pareti ricorrono i tradizionali temi del simposio, delle danze, delle musiche e dei giochi. Nel letto funebre alcuni studiosi hanno ravvisato un valore simbolico, altri hanno connnesso l'intera rappresentazione con un rito in onore di una divinità (6)

- Tomba del Tifone: Fu scoperta nel 1832 . Si tratta di una tomba costruita dalla famiglia Pomponia e prende il nome dalla figura del Tifone (una sorta di genio alato) dipinto sulle volte. Sulle pareti sono rappresentati dei delfini, ruote, Caronte ed uomini in toga. Nell'interno furono rinvenuti dei sarcofagi e tra questi alcuni con iscrizione in latino.

-Tomba dei Leopardi: Fu scoperta nel 1833. Sul lato sinistro della tomba sono visibili sei giovani: un flautista, un suonatore di cetra ed altri adolescenti che offrono vivande al banchetto che si svolge sulla parete contigua. Sopra quest'ultima compaiono, nel timpano, due leopardi. Il soffitto è elegantemente rappresentato con un motivo a scacchiera che alterna colori verdi, rossi e bianchi.

- Tomba degli scudi: Fu scoperta nel 1870 ed è costituita da un atrio e da tre stanze. Nell'atrio sono raffigurati dei suonatori e delle persone che banchettano. In una delle stanze sono dipinti 14 scudi, mentre la altre due camere non hanno pitture, ma sono stati trovati dei loculi con delle ossa umane.
-Tomba degli Auguri: Sono raffigurati atleti impeganati in gare di pugilato e lotta, figure mascherate impegnate in giochi ed altre figure virili solenni. (7)

-Tomba del barone: Si intravede un uomo in atto di porgere una grande coppa ad una donna. Ai lati di queste due figure ci sono due cavalieri e nel timpano si vedono dei pesci.

(1) M. PALLOTTINO, Etruscologia, Milano, Hoepli, 1982 p. 182
(2) "Archeo", n. 10, p. 79
(3) Bloch, p. 20
(4) Ivi, p. 40
(5) Archeo, n. 10, p. 87
(6) Ibidem
(7) Ivi, p. 70



 


 

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