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Come
molte città etrusche anche Vulci sorgeva in una zona tufacea,
sul lato destro del fiume Fiora e tra i fossi di Pian di Voce e del
Fontanile. La felice posizione geografica gli consentiva il commercio
attraverso il Mediterraneo e nell'entroterra sfruttando il bacino fluviale
del Fiora.. In quest' ambito lo scalo portuale della città era
Regisvilla (l'attuale Le Murelle nella zona costiera di Montalto di
Castro). I primi insediamenti a Pian di Voce risalgono al Villanoviano
(IX secolo a.C.). In seguito il sito conobbe un notevole sviluppo economico
tanto che tra il VII e il VI secolo a.C. Vulci controllava una vasta
zona inclusa tra il lago di Bolsena e il Monte Amiata. La vittoria navale
dei Greci sugli Etruschi nel 474 a.C. influisce negativamente anche
sul commercio marittimo della città. Nel IV sec. Vulci si cinge
di grandi mura e la città conobbe un riassetto urbanistico con
la costruzione di nuovi edifici come il tempio grande che costiuisce
il più importante monumento che si trova sull'acropoli di Vulci.
Il santuario fu forse edificato in onore della divinità protettrice
di Vulci o probabilmente era dedicato ad Atena come si suppone dal ritrovamento
della statua della dea. Nel 358-351 Vulci aderisce alla coalizione antiromana,
promossa da Tarquinia e ne subisce le conseguenze dopo la sconfitta:
i territori di Vulci vengono inglobati dalle prefetture romane di Saturnia
e Statonia. Con la fondazione di Cosa (273 a.C) da parte dei Romani
inizia la decadenza di Vulci afflitta anche dalla incipiente malaria.
Il declino demografico continua anche nel Medioevo. Si arriva la punto
che il vescovo Bernardo trasferisce la sede vescovile da Vulci a Montalto
di Castro.
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