
Si
distende nella Valle del Liri, alle pendici del monte su cui sorge l'Abbazia
di Montecassino. Cambiò nome varie volte: dal primitivo Casinum,
passò nel Medioevo a Castellum Sancti Petri, poi a Eulogimenopolis
prima di diventare San Germano; solo nell'800 prese il nome odierno.
Di origine volsca, fu conquistata dai romani intorno al 309 a. C. Di
questo periodo rimangono notevoli vestigia: l'anfiteatro, costruito
nel I secolo d. C. per volere della matrona Ummidia Quadratilla; poco
distante, il teatro, con cavea semicircolare di circa 50 metri di diametro,
oggi utilizzato come affascinante cornice di spettacoli teatrali; il
sepolcro di Ummidia Quadratilla; resti della via Latina; le Terme e
la Villa di Varrone, sul fiume Rapido in località Monticelli.
Salendo verso Montecassino, si incontrano le suggestive rovine della
Rocca Janula, che l'abate Aligerno fece costruire nel X secolo. Sulla
sommità del monte sorgeva l'acropoli; vi si trovavano templi
pagani dedicati al culto di varie divinità.
Sul sito dell'acropoli nacque, nel VI secolo, l'Abbazia di Montecassino,
casa madre dei monasteri benedettini. S. Benedetto da Norcia, giunto
in questo luogo nel 529, trasformò il Tempio di Apollo nell'oratorio
di S. Martino, affiancandovi l'abitazione dei monaci, e, al posto dell'ara
sacrificale, costruì l'oratorio di S. Giovanni Battista. Qui
il santo scrisse la Regula Monachorum, restandovi fino alla sua morte
nel 547.
Verso la fine del VI secolo il monastero subì la sua prima distruzione
ad opera dei longobardi. Rifiorì nell'VIII secolo, ma fu nuovamente
distrutto nell'883 dai saraceni, fatto che provocò l'abbandono
del monastero da parte dei monaci. Vi tornarono nel 949, guidati dall'abate
Aligerno, al quale si deve la seconda rinascita dell'abbazia, che vide
progressivamente crescere il proprio potere.
Distrutta dal terremoto del 1349, fu di nuovo rifatta; le forme attuali
risalgono al '600. Fu devastata durante la seconda guerra mondiale,
e di nuovo ricostruita secondo il disegno originario.
Ai monaci benedettini si deve la salvezza di antichi testi, grazie alla
loro incessante opera di copiatura, e le prime raccolte di documenti
medievali. Questo incommensurabile patrimonio è conservato nell'archivio
e nella biblioteca dell'abbazia: numerosi incunaboli, 2000 codici e
40000 pergamene. E' conservato anche un documento del 960 che contiene
la prima frase intera scritta in volgare italiano: "Sao ke kelle
terre per kelli fini que ki kontene trenta anni le possette parte Sancti
Benedicti", del quale si può ammirare, nel locale Museo,
una riproduzione a grandezza naturale.
La visita dell'abbazia comincia, varcato il portale d'ingresso, dai
tre grandiosi chiostri, tra loro comunicanti; da quello centrale, una
scalinata conduce al chiostro dei benefattori e alla chiesa, dall'interno
decorato nello sfarzoso stile barocco. Notevole il patrimonio artistico
in essa conservato. Nella cripta sono collocati i sepolcri di S. Benedetto
e di sua sorella S. Scolastica.
A memoria dei cruenti combattimenti del 1943/44 sono stati costruiti
i cimiteri militari inglese, polacco e tedesco.
Il calendario degli eventi prevede manifestazioni quali Cassino Arte
durante l'estate, la Rievocazione dello sfondamento della linea Gustav
a maggio e i festeggiamenti benedettini "Terra Sancti Benedicti"
con corteo storico nel mese di marzo. La gustosa gastronomia tradizionale
si avvale di prodotti locali quali salumi e insaccati, ortaggi e carni.
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