
Su
un solitario pianoro tufaceo alla confluenza dei fossi Acqualta, Biedano
e Pile, si distende l'affascinante città etrusca di Norchia.
Il luogo fu sicuramente abitato fin dall'età del bronzo, anche
se il periodo di maggior espansione si colloca tra il IV e il II secolo
a. C. Nel I secolo a. C. Norchia fu ascritta al municipio romano di
Tarquinia.
Un ripido sentiero ci permette di scendere a valle, dove, scavata direttamente
nella roccia tufacea, si estende la necropoli rupestre, che il Dennis
definì come"il luogo più e suggestivo nell'intero
arco dei cimiteri etruschi", costituita da diverse serie di tombe
disposte ad anfiteatro su più livelli.
Presentano numerosi stili architettonici, e risalgono al periodo arcaico
(dal VI al V secolo a. C.) ed ellenizzante (dal IV al II secolo a. C.).
Ricordiamo, tra le altre, la Tomba delle tre teste, la Tomba Ciarlanti,
la Tomba Prostila, la Tomba a camino, il complesso delle Tombe Smurinas,
la Tomba Lattanzi e le Tombe a Tempio.
Dal fondovalle si erge la rupe scoscesa che ospitò l'insediamento
etrusco, romano e medievale.
A metà strada tra Blera e Tuscania, la città era attraversata
dalla via Clodia, che proseguiva verso Tuscania scavalcando il Biedano
con un ponte a tre archi oggi diruto, ed insinuandosi in una profonda
spaccatura lunga 400 metri. Nella tagliata, chiamata Cava Buia, possiamo
ancora vedere un'iscrizione romana che fa riferimento a Clodio Talpio,
che della via era il "curator", e numerose croci incise dai
pellegrini durante l'alto Medioevo.
Sulla sommità del pianoro, spiccano i resti della chiesa protoromanica
di S. Pietro, della quale possiamo ammirare l'eleganza delle tre absidi,
un tratto della parete nord e la cripta. Vi sono anche avanzi di una
fortificazione eretta da papa Adriano IV nel X - XI secolo e abbandonata
nel 1435.