Due famosi storici come Dionigi di Alicarnasso e Strabone ritenevano che la grandezza dei Romani risiedeva in tre grandi opere di pubblica utilità: le strade, gli acquedotti e le cloache. Se i Greci trascurarono queste costruzioni non certo lo fecero i Romani che, a riguardo delle strade, prendevano in considerazione i tre principi enumerati da Vitruvio: la solidità, l'utilità e la bellezza (1). Le strade nella loro conformazione rettilinea furono concepite dai Romani come uno strumento per spingersi rapidamente verso la conquista dell'Italia e delle nuove province, portando avanti il processo di urbanizzazione ed estendendo le relazioni commerciali con le nuove province e i paesi confinanti.
La moderna via Ostiense coincide, quasi del tutto, con il percorso dell' antica strada. Il nome dell'arteria trova la sua radice etimologica nel sostantivo "ostium" che indica che da un lato la strada si dirigeva da Roma alla foce del Tevere, ma anche per sottolineare che era diretta ad Ostia.
La via Ostiense, il cui tracciato costituiva un naturale prolungamento della via Salaria, fu iniziata nel IV sec. a.C. con lo scopo di ricollegare l'Urbe con le saline poste lungo la foce del Tevere. Partendo da Roma la strada inizia il suo itinerario da Porta Ostiense, oggi Porta S. Paolo. In questa zona si trova il Museo di Via Ostiense, la Piramide di Caio Cestio e il cimitero protestante "degli inglesi" dove furono sepolti i poeti P.B. Shelley e J. Keats.
Ripresa la via Ostiense giungiamo, dopo circa due chilometri, ad una vasta area cimiteriale utilizzata nel periodo compreso tra la fine della Repubblica e il V sec. d.C. In prossimità della necropoli incontriamo la basilica di S. Paolo.
Proseguendo sulla via Ostiense possiamo vedere le catacombe di Commodilla, Felice ed Adautto che sono state in gran parte utilizzate tra il IV e il V secolo a.C. Superato il raccordo anulare incontriamo, dopo circa un chilometro, un ponte romano situato sotto il fosso di Malafede. Si tratta di un ponte a tre fornici costruito utilizzando blocchi di tufo di forma quadrangolare. (Foto 28 Libro del Quilici).(2). Ripreso il nostro itinerario si giunge, nei pressi dell'attuale borgata di Acilia, al sito dell'antica città di Ficana.
Ritornati sulla via Ostiense giungiamo nei pressi della Chiesa di Sant'Aurea e del Palazzo Vescovile (piazza Rocca) . Non lontano da questa zona troviamo l'entrata agli scavi di Ostia antica, città che secondo le fonti sarebbe stata fondata da Anco Marzio (Livio, Ab urbe condita, I, 33, 9 ), nella seconda metà del VII secolo a.C., ma le indagini condotte dimostrano che la datazione delle strutture più antiche si attesta ad un periodo posteriore: IV secolo a.C. Tuttavia non si può escludere che impianti più remoti siano visibili in zone ancora inesplorate dagli archeologi. Il nucleo più antico che noi conosciamo della città di Ostia è costituito dal "castrum": una primitiva cittadella marittima, fortificata secondo lo schema tipico dei quartieri militari che normalmente, come in questo caso, assumevano la forma rettangolare (193 x 125 m.). L'insediamento fu costruito nel periodo successivo alla distruzione di Veio (396 a.C.), per venire incontro alle esigenze di carattere militare ed economico. Il "castrum" di Ostia, quindi, era un avamposto e la flotta doveva garantire il controllo delle vie di traffico che avvenivano lungo la foce del Tevere. Ben presto il primitivo nucleo, costituito sui due assi viari principali, conobbe una crescita economica, demografica ed urbanistica, mentre di pari passo si ampliavano anche gli impianti portuali posti lungo il fiume. Sappiamo, inoltre, che dal 277 d.C. furono istituiti ad Ostia i questori "classici" (della flotta), o più propriamente "Italici", i quali si impegnavano nella sorveglianza delle attività marittime nella regione di loro competenza. (3).
Il porto di Ostia svolgeva una importante funzione: era la via fondamentale di approvvigionamento di Roma, ma la zona era degna di rilievo soprattutto per la presenza delle saline e in quest'ambito, come abbiamo detto, la via Ostiense costituiva quasi un naturale prolungamento della Salaria. Secondo il Grimal: "Tutta la zona di Ostia, da una parte e dall'altra del Tevere, divenne una salina... Il traffico di sale fu la prima forma di commercio di questa regione"(4).
Nel I secolo a.C. la città fu colpita da due episodi infausti: fu prima saccheggiata da Mario (87 a.C.), durante la guerra civile, e poi anche dai pirati (67 a.C.). Nonostante questi avvenimenti la città al tempo di Silla fu dotata di nuove e più estese mura, costruite in opus reticulatum (5), per proteggere l'abitato di Ostia che era aumentato sensibilmente soprattutto in relazione alla crescita di importanza di Roma che esigeva quantità maggiori e diverse di merci.
Con l'imperatore Tiberio o con Caligola nella città fu costruito un acquedotto che permise l'edificazione di complessi termali e ninfei. L'apertura del nuovo porto di Ostia, per iniziativa dell'imperatore Claudio (41-54 d.C.), veniva incontro alle esigenze di creare uno scalo più sicuro, rispetto all'originario, e di garantire la possibilità di approdo alle navi di grosse dimensioni. La costruzione del Porto di Claudio non sminuiva l'importanza del nucleo originario, ma anzi consentiva di alleggerire il traffico sia del vecchio scalo sia di quello, notoriamente più oneroso, che si svolgeva per via terra . Il successivo insabbiamento del porto di Claudio spinse Traiano (98-117 d.C.) a costruirne uno nuovo e più riparato: il Porto di Traiano. Sotto gli Antonini la città raggiunse il massimo della sua espansione demografica: vi risiedevano circa 50.000 abitanti (6). Con Settimio Severo (193-211 d.C.) Ostia venne ricollegata a Terracina con l'apertura della via Severiana, ma fu proprio verso la metà del III sec. d.C. che iniziò il declino della città la quale, come altri abitati, risentiva della crisi economica e sociale che stava attraversando l'Impero romano. L'imperatore Massenzio (306-312 d.C.) spostò la zecca di Aquileia ad Ostia, ma Costantino(306-337 d.C.) la chiuse e trasferì le funzioni municipali da Ostia a Porto. Nel 408 d.C. la città venne saccheggiata da Alarico e poi da Vitige nel 537 d.C.
In epoca medioevale le scorrerie saracene spinsero gli abitanti di Ostia a spostarsi verso oriente in un sito, fortificato con delle mura, che il papa Gregorio IV (827-844) aveva cercato di trasformare in cittadella con il nome di Gregoriopoli che costituisce il nucleo del borgo medioevale. Successivamente i Cristiani sconfissero, nell'849 e poi nell'888 d. C., la flotta degli Arabi. Nel 1050 Ostia aveva perso il suo ruolo di sede vescovile e agli inizi del sec. XIV venne saccheggiata dai Napoletani e dai Genovesi. Non lontano dal litorale, infine, Papa Martino V (1417-1431) edificò un torrione che poi fu inglobato nel Castello. Quest'ultimo fu costruito per volontà di Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II) tra il 1483 e il 1486 perché si sentiva l'esigenza di difendere meglio il territorio circostante. [Foto Castello]. Tuttavia il progressivo abbandono della città determinò che Ostia, nel Medioevo, divenne una grande cava di marmi che venivano saccheggiati per abbellire altre città. Il degrado e la rapida crescita delle aree paludose contribuì alla proliferazione del fenomeno malarico e solo alla fine del Settecento, per iniziativa papale, iniziarono le prime opere di risanamento. Una ripresa del processo di bonifica verrà attuata solo dopo l'Unità d'Italia: nel 1884 furono chiamati 600 braccianti ravennati per risanare le paludi di Ostia. Ai primi del Novecento fu intrapresa la bonifica della zona dell'Isola Sacra conclusasi, però, solo dopo vent'anni.
Agli inizi dell'Ottocento iniziarono i primi scavi ad Ostia, ma furono abbandonati all'indomani del 1870, per poi essere ripresi, pur con fasi alterne, nei primi anni del Novecento. Nuove indagini, condotte in modo intensivo, si inaugurarono sotto il fascismo dietro espressa volontà di Mussolini .
Dopo aver visitato Ostia antica, possiamo proseguire il nostro itinerario ritornando verso l'entrata principale. Da qui prenderemo via Capo due rami, via Rainaldo, via Gherardo e via di Tor Boacciana. Il nome di quest'ultima strada deriva dalla Torre Boacciana situata nei paraggi. Dopo aver attraversato il Ponte della Scafa siamo giunti nel territorio dell'[Isola sacra]. In via della Scafa e prima di via del Faro possiamo incontrare la torre Niccolina. Il suo nome deriva da Niccolò V (1447-1455) che la fece edificare verso la metà del XV secolo. L'alzato, di forma quadrangolare, fu più volte restaurato, ma venne abbandonato per lo spostamento della linea costiera. (7) Tornati indietro e proseguendo sulla via dell'aeroporto di Fiumicino giriamo a destra in via Cima Cristallo. Da qui possiamo spostarci verso sinistra in direzione di via Monte Spinosa per raggiungere la [Necropoli dell'isola Sacra] le cui tombe sono databili tra il I e il V secolo d.C. Dopo aver preso via dell'Aeroporto di Fiumicino, proseguiamo, senza soste, verso la zona dell' aeroporto Leonardo da Vinci, per giungere a Fiumicino dove è possibile visionare il Museo delle Navi. Importante centro balneare ed alberghiero è il sito di Ostia moderna che amministrativamente fa parte del comune di Roma. Le prime costruzioni furono attuate nel secondo decennio del '900 e proseguite sotto il fascismo. Durante il secondo conflitto mondiale i Tedeschi distrussero la stazione ferroviaria, e alcune strutture portuali, ma la città gradualmente ha riacquistato la sua dignità cercando di svincolarsi dal luogo comune che Ostia, in estate, sia solo una meta fuori porta per i romani che non vanno in vacanza. In definitiva il rilancio del settore turistico e balneare mira a polarizzare i flussi turistici stranieri ed italiani che normalmente si recano in altre località. Attualmente il sito di Ostia antica e quello di Ostia moderna sono facilmente raggiungibili, in 20-25 minuti, utilizzando il treno per il lido che parte da Piazzale Ostiense.


NOTE
(1) L.QUILICI, Le strade. Viabilità tra Roma e Lazio, Roma, Quasar, 1990, p.12
(2) Ivi , p. 42 . S. QUILICI GIGLI, Roma fuori le mura, Roma, Newton Compton, 1986, p.25
( 3) "Nel I secolo, ma verosimilmente anche prima , questi ultimi avevano i loro uffici ad Ostia, c.d. questor Ostiensis, [e] a Cales, antica colonia campana...", AA.VV., Lineamenti di storia del diritto romano, Milano , Giuffrè, 1989, p. 174
(4) P. GRIMAL, Vita quotidiana nell'antica Roma, Roma, Editori Riuniti, 1998, p. 16.
(5) Tessuto regolare costituito da piccoli tufi a base quadrata inseriti in una struttura a forma di rete.
(6) F. COARELLI, Italia centrale, Roma-Bari, Laterza, 1985, p . 265
(7) M.A. LOZZI BONAVENTURA, Abbazie Boschi Castelli, Roma, Ed. Iter, 1991, vol. 2, pp.
148-149 e155.
Mario IERARDI


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