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Le
origini della strada sono molto antiche: si ricollegano alle attività
legate al trasporto e al commercio del sale da cui la strada trasse
il nome. Tuttavia non solo la Salaria aveva questa funzione legata al
trasporto del sale, ma anche altre consolari svolsero attività
analoghe: l'Ostiense e la Portuense.
La Salaria usciva dalle mura serviane da Porta Collina, mentre superava
le mura aureliane attraverso la Porta Salaria. Durante la presa di Roma
del 1870 la Porta Salaria fu danneggiata e sostituita, nel 1873, da
una nuova porta progettata dal Vespignani, che venne poi demolita nel
1921.
Tuttavia abbiamo testimonianza di un più antico tracciato della
Salaria che collegava Roma con Antemnae e la strada usciva dall'Urbe
attraverso la Porta Pinciana. (1)
Itinerario
Non lontani dal luogo dove era situata la [Porta Salaria] troviamo,
in via Piave, i resti di un [sepolcro a dado], mentre un'altra tomba
in laterizio è visibile in via Pinciana all'interno di villa
Borghese. Dalla Salaria ci inoltriamo in via Romania, cioè seguendo
il tracciato della Salaria antica, per poi dirigerci verso via Paisiello
dove sono presenti gli importanti resti della [catacomba di Panfilo],
ma anche di un altro ipogeo anonimo. Non lontani da questa zona possiamo
trovare, in via Bertoloni, i resti della [catacomba di Bassilla o S.
Ermete].
Ritornati a piazza Fiume prendiamo, invece , l'itinerario della Salaria
nuova. Sappiamo che in tutta la zona tra Corso Italia e via Po esisteva
una vasta necropoli di cui abbiamo scarsi avanzi, tra i quali menzioniamo
i resti di un colombario posto ad angolo tra via Po e via Sgambati.
Degno di attenzione, invece, è [l'ipogeo di via Livenza] , mentre
poco più avanti incontriamo i resti dell'importante [sepolcro
a tumulo attribuito a M. Lucio Peto]. Inoltrandoci sulla Salaria incontriamo
le catacombe di [Massimo ( o S. Felicita)], [di Trasone (o "ad
Sanctum Saturninum")], [dei Giordani], [di via Anapo] e [di Priscilla].
Proseguendo sulla Salaria giungiamo a [Forte Antenne (Antemnae)].
Antemnae era un'antica città del Lazio la cui storia si lega
ad episodi leggendari, come il fatto che fosse stata già conquistata
da Romolo e che alcuni episodi la legano al famoso ratto delle Sabine.
(2). Dell'antico sito laziale non ci rimane nulla, ma sappiamo che il
toponimo deriva, secondo Varrone, dalla sua posizione posta davanti
all'Aniene (ante amnem = davanti al fiume) (3).
Proseguendo sulla consolare giungiamo al Ponte Salario e oltre l'Aniene
alla [torre di ponte Salario] che comunemente viene chiamata anche sepolcro
di Mario. Inoltrandoci ancora sulla Salaria tra il IV e il V miglio
giungiamo ai colli di Villa Spada alla [Borgata Fidene (Fidenae)], ai
resti di alcune tombe rupestri e al sito di [Castel Giubileo] dove possiamo
trovare un casale fortificato di epoca medievale. Subito dopo il Raccordo
Anulare troviamo la [torre di Redicicoli] e l'altura di Settebagni (Septem
balnea) dove, probabilmente, esisteva una antica villa romana. Lungo
la collina di Settebagni sono state trovate numerose tombe. (4). Superata
questa zona una strada sulla destra ci porta verso la collina della
Marcigliana Vecchia dove è stato localizzato l'antico insediamento
latino di [Crustumerium] nella cui zona i Romani, in tempi più
recenti, subirono la disfatta sul fiume Allia per opera dei Galli di
Brenno (390 a.C.) (5). Non lontano da questa zona possiamo vedere la
[Torretta della Bufalotta.]
Ripresa la Salaria e superando l'incrocio con la via Nomentana troviamo,
sulla destra, la [necropoli di Colle del Forno]. Proseguendo sulla Salaria,
allontanandoci da Roma, giungiamo a Passo Corese, e pù avanti
a Fara in Sabina e all'Abbazia di [Farfa]. Proseguendo molto oltre sulla
Salaria giungiamo a [Rieti] (Reate), da dove possiamo dirigerci verso
varie località: in direzione del santuario francescano di [Greccio],
verso Ovest, o verso la zona turistica del [Terminillo], posta a Nord-Est.
Non lontano dal Terminillo incontriamo un altro santuario francescano:
[Poggio Bustone] e più a Nord Leonessa. Altri due santuari dedicati
al Santo di Assisi si trovano vicini a Rieti: [Fonte Colombo e il Santuario
della Foresta]. Zone termali si trovano alle Terme di Cotilia (Castel
S. Angelo. Acque di tipo sulfureo), Fonte Cottorella (Rieti. Acque di
tipo oligominerali), Fonte Cannella (Accumoli. Acque oligominerali),
Antrodoco (acque sulfuree), Greccio (Fonte Lupetta: sorgente di acqua
minerale). Sono degne di rilievo la Riserva Naturale dei Laghi Lungo
e Ripasottile, la Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa, il
Parco Regionale dei monti Lucretili (18.000 ettari), nonché il
Parco Naturale dei Monti Navegna e Monte Cervia. Castelli possono trovarsi
a Rocca Sinibalda, Collalto Sabino, Labro, Castel S. Pietro e Castel
S. Angelo. Da rilevare, infine, intorno a Rieti la presenza di numerosi
laghi: partento da Nord e dirigendoci in senso orario incontriamo il
Lago di Ripa Sottile, il Lago Lungo, il Lago di Paterno, il Lago di
Canetra, il Lago di Rascino, il Lago di Cotilia, il Lago del Salto,
il Lago del Turano e il Lago di Ventina. Molto più lontano da
Rieti si trovano il Lago di Scandarello (villaggio della Conca e Amatrice)
e della Duchessa (tra il Monte Murolungo e il Morrone).
Da Rieti la Salaria prosegue verso Antrodoco (Interocrium), per poi
risalire verso Montereale, Amatrice e Accumoli. In seguito la strada
esce fuori dai confini del Lazio e si dirige verso Ascoli Piceno (Asculum)
e il Mare Adriatico.
(1) AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA-ASSESSORATO SPORT E TURISMO,
Via Salaria e via Nomentana, Roma, Bonsignori, 1996, vol. 10, pp. 10-16
(2) S. QUILICI GIGLI, Roma fuori le mura, Roma, Newton & Compton,
1986, p.252
(3) F. COARELLI, Italia centrale, Roma-Bari, Laterza, 1985, p. 253
(4) L.QUILICI, Le strade. Viabilità tra Roma e Lazio, Roma, Quasar,
1990 (volume 12° della collana promossa dal Museo della civiltà
Romana), p. 70
(5) Ivi, pp. 70-71
[Sepolcro a tumulo attribuito a M. Lucio Peto]
Il sepolcro risale alla fine del I sec. a.C: Fu realizzato da M.L Peto,
che era ancora vivente per raccogliere le sue spoglie e quelle della
sorella Lucilia Polla........(segue) S. Q. Gigli, p. 249
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Testi
del Dott. Mario Ierardi
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